14 aprile 2016

Possibilandia

Ho lasciato che l'inverno mi scivolasse dentro, che la malinconia mi annebbiasse i pensieri, che il pessimismo ingrigisse il mio presente e, purtroppo e soprattutto, il mio futuro. Ho mangiato come se non ci fosse un domani, dormito come se la coperta di una perenne notte boreale avesse nascosto in un tiepido "nulla" ogni "fuori" ed ogni "adesso", ho pianto su ogni spaghetto scotto, su ogni mela ammaccata, ho risposto che va tutto bene ai miei figli perplessi, a mia mamma preoccupata, a mio marito stupefatto e impotente e alla mia amica che mi capisce più di quanto immagini.
Ora basta, è primavera fuori e deve esserlo anche nell'anima.

06 aprile 2016

Referendum



Ho ricevuto alcune sollecitazioni a rispondere alla domanda "Ma tu voterai al referendum?" perciò eccomi qui.
No, io non voterò al referendum, innanzi tutto perchè ritengo che la politica energetica di un paese non vada affidata alle scelte emotive di una popolazione in larga parte priva degli strumenti culturali e tecnici per fare una scelta ponderata. In secondo luogo perchè penso che solo questioni etiche debbano (non possano, debbano...) essere fatte oggetto di referendum popolare. Poi perchè abbiamo pagato e stiamo ancora pagando le conseguenze per l'esito del referendum sul nucleare e ripetere due volte lo stesso errore è da scemi. In quarto luogo, ed è la motivazione più fragile, perchè non servirebbe a niente: entro le 12 miglia no e oltre si? Noi no ma gli altri sì? Ma che senso ha?

Immagino le obiezioni.
La politica è corrotta e dobbiamo fermarli noi (la politica è espressione della nostra cultura: dobbiamo cambiare noi stessi prima di pretendere che cambino loro). Oppure: i combustibili fossili sono la morte nera e dobbiamo cambiare radicalmente la politica energetica del paese cominciando da qui (in quanto tempo? e nel frattempo?). Oppure ancora: anche a prescindere dall'inquinamento, per la ricerca di nuovi giacimenti usano strumenti che danneggiano irreparabilmente l'ecosistema... (il referendum tratta del rinnovo di concessioni già in essere, non della ricerca di nuovi giacimenti, almeno credo)

Ecco le mie ragioni.

E le vostre?

22 marzo 2016

Sbadataggine

...e, avendo dimenticato il computer acceso il tempo di una doccia-shampoo-diffusore, quando mi sono ricordata sono tornata in studio e lo schermo mi diceva "installazione win10 27%, non spegnere il computer"
Aaarghhhhh!!!!! E chi gli ha detto di installarsi!?!?!? Ho temuto il peggio per gli 83 minuti necessari all'operazione, invece è andato tutto bene: il santo protettore delle donne sbadate pare avere guardato verso di me, fiuhhhh.....

19 marzo 2016

Papà

Il mio papà abita a dieci minuti di tranquilla passeggiata da casa mia, lo sento quasi tutti i giorni perché quasi tutti i giorni ha un problema con computer. Lui, nato quando agli adulti si dava del voi e i bambini non parlavano se non interrogati, naviga in rete come un consumato nativo digitale ma, non parlando inglese, ogni tanto non ce la fa, perciò chiama me.
Non è mai stato un papà moderno, uno di quelli che cambiano pannolini e vanno ai colloqui coi professori, ma c'è sempre stato quando ho avuto bisogno di aiuto su "cose grosse", avendo sempre delegato l'ordinaria amministrazione a mia mamma.
Oggi l'ho chiamato e gli ho fatto gli auguri. Mi ha risposto stupito: " grazie ma perché fai gli auguri a me?" e mentre parlava sentivo il suo cervello lavorare: un assordante "cricchi cricchi cricchi" di ingranaggi mentali abituati ad analizzare dettagli minuti all'affannosa ricerca di un indizio sul calendario!!!
I miei bambini invece hanno un papà che un po' c'è e un po' non c'è, perché per lavoro ogni tanto viaggia. È un giocherellone, ama fare scherzi e con loro o è severo o un clown, normale mai.
In modi diversi, io e i miei bambini siamo figli fortunati: c'è chi non può fare gli auguri al proprio papà telefonando.

Auguri ai papà, a quelli che ci sono e a quelli che non ci sono ma vorrebbero esserci!

18 marzo 2016

Mamme



Sento spesso parlare di genitori che, in attesa del loro turno, chiacchierano con gli altri genitori in coda. "Oh signora mia lei non immagina neppure quanto sia bravo il/la mio/a ciccino/a, tutti nove e dieci, una volta immagini un po' perfino un undici!" Per poi infierire sul povero prof "come si è permesso di dare al/alla mio/a ciccino/a un mediocre 8--? Ah ma adesso mi sente, signora mia, altrochè se mi sente!"

Ma dove sono questi genitori? Mai visti...

Quando vado a colloquio trovo persone normali: alcuni immersi nei loro cellulare, altri, più socievoli, commentano magari il carico di compiti "ai miei tempi alle medie non studiavamo così tanto, forse è mio figlio troppo lento?" o quanto la prof abbia capito il carattere dei ragazzi: "è timidissima, alle elementari ha fatto fatica e all'inizio dell'anno aveva paura dell'insegnante, adesso invece la vedo quasi fiorita" (quest'ultima è proprio vera: cito testualmente la mamma di un'amica di mia figlia che si riferiva alla temutissima professoressa di matematica), oppure sulle scelte per il prossimo anno "mia figlia vuole fare il liceo, potrebbe anche ma non ha ancora capito che là deve studiare di più". Genitori normali che chiacchierano normalmente facendo passare il tempo.

Forse è la mia faccia che non ispira confidenze.

...

E' da tanto che non scrivo: sono a corto di argomenti, le notizie sono tristissime e inducono un pessimismo che fa male alla salute, i miei figli stanno bene (e questo secondo mia mamma è l'unica cosa davvero importante... credo che abbia ragione) e la routine quotidiana è la solita minestra (altrimenti non sarebbe routine, giusto?)... mi sa che vi tocca accontentarvi della banalissima considerazione di qui sopra.

Buon we: è venerdì e c'è il sole!!!


29 febbraio 2016

Aggettivi

Tipica orrida domanda da colloquio di lavoro mal gestito: mi dica tre aggettivi che secondo lei la rappresentano.
Se mi sveglio male e il cielo è grigio, o se non trovo parcheggio o se i capelli hanno i ricci brutti potrei rispondere con in triplete "rassegnata, inascoltata, trasparente"
Ma se invece da dietro le nuvole spunta il sole, se il libro che ho letto ieri mi è piaciuto, se il caffè stamattina era buono, se i riccioli cascano come piace a me (ebbene sì, sono ricciopatica!) o se le margheritine nei loro vasetti nuovi fanno primavera allora potrei rispondere con il triplete "serena, libera, rassicurata".

Nessuno dei due elenchi è falso, nessuno è vero.

Forse "mutevole" è l'aggettivo che mi rappresenta meglio, però è uno e ne mancano due... Quali?

PS: ho usato due volte il termine "triplete". Abbiate pazienza: ieri abbiamo perso con la Juve e ognuno si consola come può ;-)

16 febbraio 2016

Ho imparato altre tre cose... un periodo fecondo!


Ho imparato che, quando si parla con chi sta affrontando una difficoltà, suggerire una possibile soluzione o anche soltanto un tentativo è difficile e pericoloso. Il più delle volte si suggeriscono strade che l'interlocutore ha già individuato e scartato, quando non addirittura già inutilmente percorse. "Se fosse così facile -mi ha detto una volta una mia cugina- non credi che avrei già risolto il mio problema?"
Ho imparato anche che ciò che è naturale o facile per me può essere incredibilmente difficile per altri: ognuno ha la sua storia, eventi passati hanno costruito le più varie personalità seguendo percorsi spesso difficili da rintracciare. E' credibile che una delusione, un'incomprensione, una distrazione di oggi possa causare danni che saranno evidenti fra trent'anni? E' incredibile, eppure a volte succede.
Ho imparato che a volte è più efficace limitarsi ad ascoltare, perchè il mio interlocutore, parlando e sentendosi ascoltato, chiarisca a sè stesso i suoi pensieri e trovi, se c'è, la strada giusta per lui, strada che magari è diversissima da tutti i saggi suggerimenti che potrei dare io sulla base delle mie esperienze e della mia testa. Parlare a volte è difficile, confidarsi e mettersi a nudo, per alcuni è una vera impresa. Commentare con continui "ma perchè non fai così, non capisco perchè non fai cosà", oltre a ridurre al silenzio chi già sta faticando a parlare, rischia di farlo sentire giudicato e incapace.

Ecco, forse la lezione di oggi non sarà granchè, ma meglio di niente. O no?