lunedì 13 luglio 2020

Le cose che ho perso, le cose che ho preso


Ogni tanto ci ricasco: il mio eterno bisogno di fare bilanci, lunghe liste di "questo sì, questo no"... è una cosa stupida, eppure mi aiuta a mettere ordine e mettere ordine è rasserenante.
Ci sono cose che, a tre anni di distanza, ancora mi mancano non essendo riuscita a "sostituirle" con altre di analogo valore.

Le amiche, quelle sono insostituibili: i miei pranzi con C., i caffè con L. C'è il telefono, è vero, skype e whatsapp e un sacco di diavolerie moderne che nulla possono contro la distanza. Ho care amiche anche qui, ma la più vicina abita a mezz'ora di auto... mi manca la facilità del contatto quasi quotidiano di "casa".

I miei. Mio fratello dice che mio padre non ritornerà più quello di una volta, ma "una volta" è lo scorso Natale... cos'è successo negli ultimi 6 mesi? Me lo raccontano, me lo mostrano ma io non sono lì per vedere che non riesce più ad allacciare i bottoni della camicia e che impiega 3 giorni a tagliare l'erba del giardino invece delle consuete 3 ore. Tralasciamo il fatto che, a 83 anni quasi 84, potrebbe anche evitare lo sfalcio del prato, ma non è questo il punto.

La certezza che con una telefonata e 200 euro posso affrontare (e solitamente risolvere) un problema di salute. Qui è tutto fastidiosamente complicato! Mi sa che prenderò in paio di appuntamenti adesso che vado a casa in vacanza...

Il parrucchiere... provate voi a spiegare in dettaglio una sfumatura di colore o le caratteristiche di un taglio  nell'inglese di una hairdresser di qui: a noi insegnano la pronuncia della bbc, loro parlano una lingua fatta di gergo adolescenziale e dialetto northern-working-class

domenica 28 giugno 2020

La stessa acqua calda che rassoda un uovo ammorbidisce le patate

La tentazione di dividere le persone in categorie è sempre forte: aiuta a capire il mondo e anche un po' se stessi.
In questi ultimi giorni rifletto su una particolare categorizzazione: quelli che "sarò felice quando..." e quelli che "sono felice adesso perchè...". Da una parte i miei, dall'altra i miei suoceri.

Il ritornello dei miei è sempre lo stesso, purtroppo ormai da anni.
"Eh, deve passare questo periodo!", sospira mia madre.
"Ma come cosa c'è che non va? Farei prima a dirti cosa c'è che va!", brontola mio padre.
"Questo isolamento mi ha distrutta", si lamenta mia madre di ritorna da una visita a una zia o dal parrucchiere.
"No che non sto bene: ho il controllo dal cardiologo, dal nefrologo, dall'angiologo ma io mica ci vado all'ospedale con tutto il Covid che c'è, rimando tutto, io!", tuona mio padre.
"No, non so se andremo in vacanza, intanto aspettiamo che arrivi tu, poi vediamo", pianifica mia madre, non considerando che prima di un mese non arriverò comunque.
"Dove vuoi che andiamo, c'è il Covid e devo andare in ospedale a fare tutti i controlli e poi i confini chissà se li terranno aperti...", temporeggia mio padre. Il lavoro non va, il governo non va, il clima non va, ci sono le tasse, l'inflazione, l'euro, le zanzare, la Merkel e poi i nipoti non telefonano. E fa caldo.

Anche i ritornello dei miei suoceri è sempre lo stesso.
"Sì, sì stiamo attenti: la spesa ce la porta a casa la Lucia e Alessandro telefona tutte le sere e ogni tanto passa a trovarci. Sì sì, fa caldo ma per forza è giugno, ovvio che fa caldo. Sì sì, va tutto bene sono contenta che adesso almeno papà può andare giù all'orto a fare un po' di movimento. No no, non andiamo giù al paese quest'anno che se per caso dopo tre giorni dal nostro arrivo a qualcuno viene il raffreddore la colpa è nostra che veniamo dalla Lombardia! Ma no non preoccuparti qui va tutto bene, non ci manca niente e non abbiamo bisogno di niente: abbiamo la televisione, internet, una montagna di libri da leggere... che me ne frega a me dell'isolamento, l'importante è che nessuno di noi si ammali. Ah ma quest'autunno mi rifaccio, ho deciso: mi iscrivo all'università! Piuttosto raccontatemi di voi..."

Vivono la stessa vita, ma guardando cose diverse: gli uni concentrati su ciò che manca loro per essere felici, gli altri concentrati su cosa, fra le cose che hanno, li rende felici.
 
Si può imparare?

Tasse

Se un Paese ti chiede 29€ di saldo 2019 e 550€ di 1° acconto 2020 (al quale seguirà un secondo acconto di importo simile), è lecito porsi qualche domanda?

giovedì 25 giugno 2020

Un altro now and then

Esattamente 13 mesi fa scrivevo queste righe:
"So che non ce la faccio. uscire di casa mi pesa, le giornate passano senza che io faccia niente, non mi annoio più neanche... mi basta stare qui. anche i ragazzi che tornano da scuola mi infastidiscono perchè parlano e raccontano e io voglio silenzio..."
Non le ho mai pubblicate, conservo in bozza alcuni post che ho scritto, magari anche con l'intenzione di pubblicarli ma poi lasciati lì a sedimentare, fino a dimenticarli. Fino a oggi.
Sembra incredibile che abbia potuto pensare e scrivere questo, non ricordo più neppure le sensazioni che provavo. Il resto del post è ancora più depresso... come sono sopravvissuta? E cos'è cambiato da allora?
Ho lavorato, basta come risposta? Non lo so. Però so che quest'anno ho costruito, ho fatto progetti, alcuni dei quali sembrano essere sulla strada buona per dare qualche frutto.
E quindi, cosa voglio dire con questo? Niente, forse solo registrare "il rimbalzo" che si è verificato dopo aver toccato il fondo. 
Già, mettiamola così: chi non cede rimbalza.

PS: credo di aver scritto raramente così male, è uscito così e così lo pubblico. Abbiate pazienza, sono stanca. Se non è chiaro, chiedete...

venerdì 12 giugno 2020

Now and then...

"Then" era questa roba qua: https://nonhomaitempo.blogspot.com/2015/05/la-melma.html
"Now", che roba è?
"Now" è il momento di un "pat on the shoulder" come si dice da queste parti, perchè riconoscere le proprie qualità è una parte importante del processo di crescita di ognuno. E, se è vero per i miei figli, deve essere vero anche per me.
L'episodio che ho raccontato nel "then-post" è vero e mi ricordo ancora quella sensazione, come di un corpo che, contro la mia volontà, riacquista tutto il suo peso fino a affondare in una melma di fango soffocante. Risale a molti anni prima ma, evidentemente, nel duemilaquindici l'incubo era ancora vivo e presente. La Francia mi ha fatto bene solo quando me ne sono allontanata... eppure ancora oggi, se mi chiedessero in quale città vorrei vivere direi Strasburgo.
Sono partita tante volte e tutte le volte sono stata capace di puntare la bussola e ripartire: quando da bambina siamo tornati a Lodi da Milano (la più terrificante esperienza della mia infanzia, non sono ancora riuscita a perdonare del tutto i miei genitori...); la Francia, che mi ha lasciato alcune conoscenze, il sogno di una nuova professione e una buona amica; l'Italia di nuovo, che più che un rientro è stata una nuova partenza, con il sogno di una nuova professione diventato via via più concreto, con un corso, il suo esame, un nuovo titolo di studio, il tirocinio, nuovi colleghi e nuove amicizie; ora l'UK, una lingua nuova, l'insegnamento dell'italiano, nuove conoscenze diventate carissime amiche (alcune, altre... va be'... lasciamo perdere!), la melma (ancora lei...) di tre anni fa trasformatasi (lentamente, è vero, ma ce l'ho fatta) in una nuova vita con nuove esperienze e non tutte negative. Diversa, la mia nuova vita, ma non male. Non male soprattutto perchè quello che ho costruito qui, poco o tanto che sia, è tutta e solo farina del mio sacco.

Salva dalla melma in eterno? No, ma quando mai? Se c'è una cosa che mi è diventata assolutamente chiara nel corso della mia esistenza è che niente è per sempre.
Col naso fuori per ora e per ora mi basta così.

Nota: "Nessuno si salva da solo" dovrebbe essere inciso su una medaglietta da consegnare ad ogni nuovo nato. Nessuno fa niente da solo, abbiamo numerosi debiti di gratitudine nei confronti di persone che talvolta neppure lo sanno. Quando dico che ciò che ho è farina del mio sacco non intendo assolutamente dire di aver fatto tutto da sola: sarò eternamente grata a chi mi ha dato una mano, talvolta inconsapevolmente, altre volte deliberatamente. 

venerdì 22 maggio 2020

Scrivere



Scrivere per sopravvivere al tempo, per non perdere la memoria, per esserci ancora quando non ci sarò più.
Scrivere per fissare le idee, per capire meglio il mondo, per non lasciare che tutto scorra senza lasciare traccia.
Scrivere per guardarmi dentro, per capire meglio me stessa, per non pensare, dopo, di non averci provato abbastanza.
Scrivere per non dimenticare di comprare le uova, per ritrovare un numero di telefono, per non saltare un appuntamento.
Scrivere per tenere in esercizio la mano, con una stilografica e non una biro, curando il gesto per non lasciare sbavature e lasciare invece un segno bello sul foglio bianco.
Scrivere perchè ho sempre sognato di scrivere un libro, così come di dipingere acquerelli delicati e di scattare foto significative, ma niente di tutto ciò ho desiderato abbastanza da farlo diventare vero.
Scrivere perchè rilassa la mente, distoglie dal mondo fuori e dà senso al mondo dentro.
Senso e importanza.
E tempo.

mercoledì 13 maggio 2020

Silvie

C'è la Silvia famosa di questi giorni, partita cristiana e tornata musulmana e perciò odiata, minacciata vilipesa. Non so cosa ci facesse in Africa, spedita con poca preparazione e senza protezione da una onlus come tante. Non so come questa onlus abbia potuto mandare una persona a lavorare laggiù senza un'assicurazione e senza una rete di persone a supporto della sua azione. Non so con quale faccia tosta i nostri politici prezzemolini si siano presentati all'aeroporto a fare i pavoni, disgustosa la mascherina-bandiera di Di Maio. Non so come i giornalisti si sentano autorizzati sempre e comunque a entrare a gamba tesa nella vita delle persone, senza rispetto, senza decenza. Non so some nessuno sia intervenuto a disperdere la folla che si è raccolta davanti alla casa di quella poveretta: l'isolamento da Covid non vale più? Quello che so è che tutte queste cose disgustose non sono responsabilità sua, lei è solo una ragazza che è partita piena di ideali (aiutiamoli a casa loro...) e si è trovata a vivere una tragedia. Ne è uscita viva, questo solo importa, tutto il resto non riguarda me, riguarda la politica e la diplomazia. Ben tornata, Silvia.

C'è anche la Silvia che ha fatto il liceo con me. Qualche anno fa suo marito è stato rapito in Africa. Liberato dopo qualche mese, al rientro a casa ha subito lo stesso assalto da parte dei giornalisti. Alla domanda "Tornerai là?" ha risposto serio "Ho una famiglia da mantenere e il mio lavoro è là, certo che torno". Nessuna polemica, nessuna coda.

Poi c'è la Silvia che ho conosciuto nel 2016. Insegna italiano agli immigrati e, adesso che con l'isolamento le scuole sono chiuse, fa volontariato alla Croce Rossa e alla mensa per i poveri della mia città. Non si ferma mai, ha sempre un'idea brillante per incoraggiare e dare un senso, ha sempre una parola buona per tutti, non giudica, "vola basso" e, senza saperlo, fa grandi cose rendendo migliore la vita delle persone.

Per completezza, c'è infine la Silvia mia cugina, che conosco poco perchè non ci siamo mai frequentate ma rimedieremo perchè mi piace. E' ironica, intelligente, simpatica. Legge bene, beve bene, ascolta bene, viaggia bene. Ha il coraggio da vendere e vive al mare. Le invidio il panorama dal balcone del suo soggiorno, penso di averglielo detto quelle 3 o 4 dozzine di volte.