24 luglio 2024

L


Lesson learnt

Decenni fa, la mia amica Fanny diceva che la gente si lamenta sempre delle stesse cose. Detta così sembra una banalità, quindi aggiungo un po' di contesto.

Studiava al Poli con me e abbiamo preparato insieme alcuni esami, per il più complicato dei quali, idraulica, siamo partite in ritiro in montagna. Passeggiato molto, studiato poco, bevuto quanto basta.

Lei, già sposata con un ragazzo polacco emigrato negli States, faceva la spola fra le due sponde dell'oceano in attesa della carta verde. Ad ogni rientro organizzava grandi rimpatriate con le sue amiche, nel corso delle quali scorrevano fiumi di confidenze e, appunto, lamentele. È stato durante uno di questi rientri che abbiamo organizzato il ritiro di cui sopra.

Parto per qualche mese, raccontava, e ritorno per qualche mese. Michela (nome di fantasia, anche se qui non serve) si lamenta degli scarsi progressi al Poli, ma non si decide a lasciare gli studi né a studiare di più. Laura si trova grassa, ma non si mette a dieta né si iscrive in palestra. Anna si lamenta della freddezza del suo ragazzo, ma pur non sopportandolo non prende decisioni. Eccetera.

Aveva ragione: ci lamentiamo sempre delle stesse cose, ma ci comportiamo come se fossero ineluttabili, e così facendo ci obblighiamo a vivere entro gabbie che noi stessi contribuiamo a costruire. Odiamo dover scegliere fra la vi(t)a nota, la comfort zone, e il perseguimento dei nostri obiettivi che da quella comfort zone ci strapperebbe via, senza considerare che "non scegliere" è già una scelta.

E continuiamo a lamentarci.

Io l'ho capito adesso, Fanny aveva 27 anni. Decisamente molto più avanti di me.

14 giugno 2024

Il 12 del mese

Il 12 di ogni mese, su una pagina di espatriati italiani che seguo da un po', è la giornata dedicata al "AAAmore Cercasi".

Decine di persone, uomini e donne di svariate età, alcuni neppure trentenni, pubblicano una foto e breve descrizione di sé e del proprio sogno. C'è chi esce da relazioni finite male e chi una relazione degna di questo nome non l'ha mai avuta, chi ha provato con i locals ma proprio non c'era feeling e chi invece il feeling non l'ha più trovato con le persone di casa. C'è chi tra figli, amici, lavoro e interessi vari non ha un momento libero per pensare a sé e chi, solo come un gambo di sedano, non sa da che parte cominciare. C'è chi prova anche questa strada perché la fortuna non ha aiutato e chi invece sceglie la via pragmatica perché del caso non si fida più. C'è chi "va bene dovunque tanto vivo vicino all'aeroporto" e chi specifica quartiere e città perché ha bisogno di quotidianità.

Sono tutti diversi ma tutti accomunati da una cosa: il desiderio di avere una persona accanto.

La libertà, quando è troppa, diventa un vuoto da riempire.


11 giugno 2024

Di stress, debolezza e impotenza

Leggevo che le fonti di stress possono dividersi in due categorie: quelle per rimuovere le quali si può fare qualcosa e quelle per le quali non si può fare niente, o quantomeno niente individualmente.

Lo stress derivante dalle prime è uno stato di allerta buono, che porta a migliorare le nostre prestazioni in modo da raggiungere l'obiettivo: la paura per un esame, ad esempio, o l'attesa dello sparo che segna l'inizio di una competizione.

Lo stress derivante da situazioni non gestibili direttamente da noi porta invece a uno stato di frustrazione annichilente, alla depressione, alla malattia. 

Fin qui l'articolo, che mi ha fatto riflettere

Avere la possibilità di fare qualcosa e non farlo (per pigrizia, per gattamortismo, per paura o per timidezza, perché ci fa schifo l'idea o perché non si teme un altro fallimento) non trasforma lo stress del primo tipo in stress del secondo, anzi si aggiunge alla mancanza che l'ha generato la consapevolezza della propria debolezza: possiamo mentire agli altri, non a noi stessi. Si può accettare la propria debolezza, superando il conseguente crollo di autostima? Non lo so...

Per quanto riguarda il secondo, invece, l'unica via per uscire da questo stato di frustrazione è riconoscere la nostra impotenza e accettarla. Ma accettarla senza il senso di fallimento che di solito l'accompagna, perché che fallimento può mai essere quello riferito a situazioni sulle quali non abbiamo modo di incidere?

Si può portare il cavallo alla fonte, ma non lo si può costringere a bere... Adler descrive questo come separation of tasks (separazione dei compiti), sottolineando che non possiamo e non dobbiamo sentirci responsabili dei tasks altrui, men che meno di ciò che, non essendo alla portata di nessuno, non può neppure essere considerato un task. 

È tutta colpa mia

Vado in Inghilterra e quelli votano Brexit. Mi trasferisco in Francia e Le Pen fa il botto.
Vuoi vedere che porto sfortuna???

07 giugno 2024

K




Si scrive Key ma si legge come Kay: le volontarie di quel gattile non si curano molto di tali sfumature linguistiche. Sembra più grossa di sua sorella Dana, ma è tutto pelo; golosissima, è lei che mangia di più, arrivando a tirare a sé il piattino col tonno, ma pesa parecchio di meno; timida e scontrosa, sta parecchio per i fatti suoi, passando interi pomeriggi nascosta sotto le coperte di qualche letto, ma quando decide di far le fusa fa vibrare il divano e cigola, perfino. 


Musetto tondo e pelo d'angora, salta e le scappa col didietro in derapata quando gioca con sua sorella che, coda gonfia e ringhio minaccioso, passa il tempo a darle la caccia lungo il corridoio: Dana di nome e di fatto!

05 giugno 2024

A piedi nudi nel parco


In questo momento del giorno, quando il sole leva le tende e le famiglie raccolgono bambini, tovaglie e lattine vuote, quando l'aria già rinfresca ma la terra è ancora calda sotto piedini mai stanchi, quando le ultime auto ripartono verso casa, trascinando uno strascico di polvere, odore e rumore, quando il ricordo svanisce ed esordisce l'attesa, resta ciò che è: l'erba fresca fra le dita dei piedi, l'aria tiepida e finalmente calma, il profumo dei tigli, il trillo dei cardellini e il brusio di miriadi di insetti.

17 maggio 2024

J


Quando mi sono trasferita a Strasburgo, con tutto un anno di semi-vacanza davanti a me, mi sono iscritta a tutti i corsi che ho trovato: storia dell'architettura, francese, yoga, acquerello e chi più ne ha più ne metta. Mi sono anche comprata una bici con la quale scorrazzavo allegramente fra parchi e foreste, lungo i canali e fra stradine pittoresche. Ho conosciute gente e stretto amicizie, una delle quali resiste al tempo e alla distanza.
Quando mi sono trasferita a Manchester, parlando inglese come Aldo Giovanni & Giacomo (on de marciapaid...), mi sono iscritta prima a un corso di inglese e poi all'università, ho fatto volontariato per due associazioni diverse e ho lavorato come insegnante di italiano prima e di matematica dopo, mai-dico-mai pensando che l'età fosse un parametro. Mai.
Quando mi sono trasferita a Lille, no... qualcosa è cambiato. Sono sempre stata una "expat", ora mi sento "moglie al seguito". Guardo corsi di francese in presenza e mi blocco pensando che mi ritroverei in aula con universitari e mi sento ridicola. Faccio yoga con le vecchiette del mio palazzo: loro ammirano la mia agilità, io mi sento come quella pubblicità... ti piace vincere facile! Riduco verdure a cubetti per il minestrone da mettere nel freezer e stiro camicie ascoltando audiolibri come mia madre ascoltava i radiodrammi quando ero bambina. Mi preoccupo se i miei figli non mi mandano almeno un buongiorno al mattino e una buonanotte alla sera, in italiano così so che nessuno ha rubato loro il cellulare (che poi, chi se lo piglia il Nokia-da-nonno di Tommy???), preparo un caffè e vaporizzo acqua decalcificata sulle piante, guardandole crescere.
Perché J?
J, in francese si pronuncia come la parola "je" che significa "io"