08 giugno 2015

Io sono quella col vestito rosso - Il lavoro

Anni fa la mia amica Francesca mi diceva, ammirata, che io (cito testualmente) sì che dovevo essere soddisfatta del mio successo professionale: avevo conseguito una laurea prestigiosa nell'università più prestigiosa d'Italia per l'ingegneria ed esercitavo la più prestigiosa delle professioni in quell'ambito.
Settimana scorsa, facendo lezione alla mia sola e unica allieva di italiano, parlando di lavoro e di prospettive per il prossimo anno, lei mi chiedeva se riprenderò la mia professione di ingegnere. Le ho risposto di no, non tornerò a fare l'ingegnere, cercherò invece di trasformare il passatempo di quest'anno, l'insegnamento dell'italiano agli stranieri, in una professione. Lei mi ha guardata perplessa e ha cominciato a sottolineare come sia davvero strano rinunciare ad una professione tanto prestigiosa (ancora...) come l'ingegneria per insegnare italiano, un'attività davvero più modesta e di minor peso sociale. Parlava davvero così (e pure in italiano!)
Premesso che ricoprire un ruolo prestigioso non mi fa schifo, che sono anzi piuttosto ambiziosa e che mi piacerebbe essere LA persona alla quale ci si rivolge per essere sicuri del risultato. Premesso questo, facendo l'ingegnere non sono mai stata felice, non sono mai stata a mio agio, ho sempre odiato il cantiere e giudicato bizantina la burocrazia che regge e governa l'attività edilizia: dopo 15 anni di professione, l'avvio di un nuovo progetto doveva essere preceduto da una visita in Comune per concordare il tipo di pratica necessaria (una DIA, un Permesso, una CIA o una SCIA... non ridete, è tutto vero). Ma non solo io, ho assistito di persona a telefonate di questo tipo fatte da chi di anni di pratica ne ha 30, altro che 15!!!
Quindi, per concludere, benché io abbia FATTO l'ingegnere, non SONO mai STATA un ingegnere e non è la stessa cosa.
Rinuncio (rinuncio?) ad una carriera (carriera? la mia!?!) di prestigio (ah sì? Non mi sembrava che lo fosse) per un lavoro ben più modesto?

Rinuncio
Rinunciare significa fare a meno di qualcosa che si possiede o che si desidera, o alla quale si ha diritto. Non posseggo la mia ex professione, non la desidero ergo la mia non è una rinuncia. Lo so, mi sto arrampicando sugli specchi. D'accordo, sto rinunciando al diritto di esercitare una professione che non mi ha mai appassionato. Questa rinuncia non determina alcun rammarico, perciò non la vivo come una rinuncia.

Carriera
Una carriera è qualcosa che progredisce e cresce. E questo chiude il discorso.

Prestigio
Prestigio nel senso che suscita ammirazione negli altri, immagino che il senso attribuito a questa parola, dalla mia amica prima e dalla mia allieva adesso, sia questo. Certo, il fatto di essermi laureata in ingegneria, di solito, ispira un senso di ammirazione per la mia (presunta) intelligenza. Io (e mio fratello e mio marito e suo fratello...) sono convinta che serva più voglia di studiare che intelligenza per arrivare a laurearsi in ingegneria, non è mica fisica! Gli ingegneri sono degli sgobboni, non dei geni! Non vedo nessun prestigio nell'essere degli sgobboni. 

Lavoro
El laurà l'è el laurà, diceva mia nonna, intendendo con questo che nulla è più importante, niente ha il diritto di distrarre l'attenzione di chi lavora dal suo lavoro. Ci sono lavori "fighi" e altri meno, Sono "fighi" i lavori che danno soddisfazioni, non lo sono tutti gli altri. 

Modesto
E qui casca l'asino. Modesto perchè si guadagna poco? Perchè non si viene considerati importanti? Perchè è pieno il mondo?

In definitiva: perchè la mia ex-professione sì e l'alternativa invece no?

3 commenti:

  1. Cara Flo.... anzi no!
    Carissima Flo, voglio dirti solo questo: sono stata infelice per 30 anni (forse di più) chiusa in uffici facendo il lavoro di cui tutti dicevano che ero "portata". Non era mica vero sai!
    Non trovavo altro da fare e poi le mie competenze erano limitate a ciò che avevo studiato: Contabile e qualcos'altro che non ricordo nemmeno più, pensa un po'.
    Se ci penso mi vengono i brividi ma c'era una famiglia da tirare avanti.
    La mia infelicità riguardava la "carriera" lavorativa.
    Cambiate le condizioni ho cambiato la mia vita.
    Concludo dicendoti che se ti piace insegnare continua su questa strada per farne la tua professione come tu stessa ti auguri.
    Credo che sentirsi gratificati del proprio lavoro sia una delle cose più belle della vita... dopo la famiglia.
    Ciao Flo!

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  2. Ma in definitiva, perché devi stare a farci tanti pensieri?
    Penso che non sia così innaturale chiedersi come mai un ingegnere (che - per come ti conosco io - ha sempre avuto e dichiarato più passione per i numeri che per le parole) decida di deviare così tanto dal proprio percorso.
    Detto ciò, una volta che gli altri si sono fatti le loro domande, lasciali perdere.
    Se quello che hai scelto è finalmente qualcosa che ti piace e hai la fortuna di poterti dedicare a questo percorso senza preoccuparti di questioni contingenti, direi che sei a posto. con o senza vestito rosso.
    Francamente trovo che idee come prestigio, carriera ed altre amenità anni '80 si possano tranquillamente lasciare da parte e vivere bene ugualmente.

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  3. Posso inserirmi anch'io, dicendo che sono d'accordo?
    Ecco... l'ho detto.
    Ciao!

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