11 giugno 2015

Milan l'è un gran Milan

Foto Corriere della Sera del 12/06/2015

Ma in questa situazione forse neppure lei può farcela.

10 giugno 2015

Vorrei che leggeste questo


Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza, con l’aiuto di cattivi coppieri costretti a comprarsi l’immunità con dosi sempre massicce d’indulgenza verso ogni sorta di illegalità e di soperchieria; quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per potere continuare a vivere e ad ingrassare nel fango; quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio; quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi da rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità; quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?
In un ambiente siffatto, in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri; in cui tutto si mescola e si confonde; in cui chi comanda finge, per comandare sempre di più, di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga, per sfruttarli, tutti i vizi; in cui i rapporti tra gli uni e gli altri sono regolati soltanto dalle reciproche convenienze nelle reciproche tolleranze; in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo delle gambe su chi le ha più corte; in cui l’unico rimedio contro il favoritismo consiste nella molteplicità e moltiplicazione dei favori; in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti ne diventino complici; in un ambiente siffatto, quando raggiunge il culmine dell’anarchia e nessuno è più sicuro di nulla e nessuno è più padrone di qualcosa perché tutti lo sono, anche del suo letto e della sua madia a parità di diritti con lui e i rifiuti si ammonticchiano per le strade perché nessuno può comandare a nessuno di sgombrarli; in un ambiente siffatto, dico, pensi tu che il cittadino accorrerebbe a difendere la libertà, quella libertà, dal pericolo dell’autoritarismo?
Ecco, secondo me, come nascono le dittature. Esse hanno due madri.
Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia. L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi.
Allora la gente si separa da coloro cui fa la colpa di averla condotta a tale disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza che della dittatura è pronuba e levatrice.
Così la democrazia muore: per abuso di se stessa.
E prima che nel sangue, nel ridicolo.

Cap. VIII de "La Repubblica" di Platone nella libera traduzione di Indro Montanelli 

Tratto da: http://www.ceccodottipuntocom.com/2015/06/platone-la-repubblica.html

09 giugno 2015

Ancora numeri

Con il 22,4% di laureati, l'Italia è il fanalino di coda della UE. Ma è anche il paese nel quale i laureati rispondono nei call center o scaricano cassette di frutta all'ortomercato, come se il numero di laureati fosse sovrabbondante.
Delle due l'una: o i laureati italiani non valgono la carta del diploma o in Italia non esistono lavori per laureati.

08 giugno 2015

Io sono quella col vestito rosso - Il lavoro

Anni fa la mia amica Francesca mi diceva, ammirata, che io (cito testualmente) sì che dovevo essere soddisfatta del mio successo professionale: avevo conseguito una laurea prestigiosa nell'università più prestigiosa d'Italia per l'ingegneria ed esercitavo la più prestigiosa delle professioni in quell'ambito.
Settimana scorsa, facendo lezione alla mia sola e unica allieva di italiano, parlando di lavoro e di prospettive per il prossimo anno, lei mi chiedeva se riprenderò la mia professione di ingegnere. Le ho risposto di no, non tornerò a fare l'ingegnere, cercherò invece di trasformare il passatempo di quest'anno, l'insegnamento dell'italiano agli stranieri, in una professione. Lei mi ha guardata perplessa e ha cominciato a sottolineare come sia davvero strano rinunciare ad una professione tanto prestigiosa (ancora...) come l'ingegneria per insegnare italiano, un'attività davvero più modesta e di minor peso sociale. Parlava davvero così (e pure in italiano!)
Premesso che ricoprire un ruolo prestigioso non mi fa schifo, che sono anzi piuttosto ambiziosa e che mi piacerebbe essere LA persona alla quale ci si rivolge per essere sicuri del risultato. Premesso questo, facendo l'ingegnere non sono mai stata felice, non sono mai stata a mio agio, ho sempre odiato il cantiere e giudicato bizantina la burocrazia che regge e governa l'attività edilizia: dopo 15 anni di professione, l'avvio di un nuovo progetto doveva essere preceduto da una visita in Comune per concordare il tipo di pratica necessaria (una DIA, un Permesso, una CIA o una SCIA... non ridete, è tutto vero). Ma non solo io, ho assistito di persona a telefonate di questo tipo fatte da chi di anni di pratica ne ha 30, altro che 15!!!
Quindi, per concludere, benché io abbia FATTO l'ingegnere, non SONO mai STATA un ingegnere e non è la stessa cosa.
Rinuncio (rinuncio?) ad una carriera (carriera? la mia!?!) di prestigio (ah sì? Non mi sembrava che lo fosse) per un lavoro ben più modesto?

Rinuncio
Rinunciare significa fare a meno di qualcosa che si possiede o che si desidera, o alla quale si ha diritto. Non posseggo la mia ex professione, non la desidero ergo la mia non è una rinuncia. Lo so, mi sto arrampicando sugli specchi. D'accordo, sto rinunciando al diritto di esercitare una professione che non mi ha mai appassionato. Questa rinuncia non determina alcun rammarico, perciò non la vivo come una rinuncia.

Carriera
Una carriera è qualcosa che progredisce e cresce. E questo chiude il discorso.

Prestigio
Prestigio nel senso che suscita ammirazione negli altri, immagino che il senso attribuito a questa parola, dalla mia amica prima e dalla mia allieva adesso, sia questo. Certo, il fatto di essermi laureata in ingegneria, di solito, ispira un senso di ammirazione per la mia (presunta) intelligenza. Io (e mio fratello e mio marito e suo fratello...) sono convinta che serva più voglia di studiare che intelligenza per arrivare a laurearsi in ingegneria, non è mica fisica! Gli ingegneri sono degli sgobboni, non dei geni! Non vedo nessun prestigio nell'essere degli sgobboni. 

Lavoro
El laurà l'è el laurà, diceva mia nonna, intendendo con questo che nulla è più importante, niente ha il diritto di distrarre l'attenzione di chi lavora dal suo lavoro. Ci sono lavori "fighi" e altri meno, Sono "fighi" i lavori che danno soddisfazioni, non lo sono tutti gli altri. 

Modesto
E qui casca l'asino. Modesto perchè si guadagna poco? Perchè non si viene considerati importanti? Perchè è pieno il mondo?

In definitiva: perchè la mia ex-professione sì e l'alternativa invece no?

05 giugno 2015

Facciamo i conti - Cosa ce ne facciamo di questa Europa

Leggete questo http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-06-04/pansa-sospetti-coinvolgimento-terroristi-traffico-migranti-143820.shtml?uuid=ABAnHPsD

Dice che ad oggi (1 gennaio - 5 giugno) sono sbarcati in Italia quasi 50.000 profughi (che in due anni fa circa 200.000) e che il piano della UE prevede di distribuirne 25.000 in DUE ANNI. E gli altri 200.000-25.000=175.000 sono "nostri"? Oltre a quelli che già ospitiamo, oltre a quelli che arrivano per altre vie, oltre ai "nostri" veri cioè cittadini italiani in difficoltà?

Tra questi numeri e il plauso della Merkel al lavoro di Renzi... non so cosa faccia più paura!

04 giugno 2015

Murales



A chi appartengono i murales? A chi li dipinge o al proprietario del muro?
Considerando che il risarcimento del danno spetta a chi li dipinge (quando si riesce a prenderli!), mi viene da pensare che anche il godimento di un eventuale vantaggio economico debba appartenere all'artista. E invece pare proprio di no, o per lo meno, non esistendo una legge specifica in materia, non ancora. E così capita che il proprietario di metroquadro di muro posto in una via di Londra stacchi un'opera di tal Banksy e la metta all'asta a Miami: partendo da una base d'asta pari alla folle cifra di 500.000 $ (cinquecentomila dollaroni!!), è stata venduta per una cifra non precisata.


Banksy è un fenomeno, uno capace di pronunciare interi discorsi con un'immagine e che, per sua legittima scelta, non vende le sue opere ma le regala allo sguardo della gente.


 Certo possiamo discutere se sia lecito o meno utilizzare un muro che non appartiene all'artista senza l'autorizzazione del proprietario, ma è innegabile che, a volte, un bel murales vale (molto) più di un muro grigio (o giallo, come insegna il sottopassaggio del mio ufficio, per chi sa di cosa parlo).


Alcune case d'asta si rifiutano di mettere in vendita opere strappate dai muri, ad esempio Christie's o Sotheby's, altre ragionano in modo diverso, non so se per un diverso senso di rispetto delle scelte etiche dell'artista o per altre ragioni.

Cosa penso io? Prima ditemi cosa ne pensate voi...

01 giugno 2015

Voti

Leggo qui
«Il punto è che in Italia, contrariamente alla cultura anglosassone, non è chiaro che cosa è il 10» insiste Mantegazza. «Il dieci è il raggiungimento da parte dello studente dell’obiettivo che io ho fissato nella prova di verifica. Se lo studente risponde bene a tutto, è 10, non 8. Ci vorrebbero corsi di formazione alla valutazione per gli insegnanti». 
Lo sa bene anche il direttore dell’Ufficio scolastico regionale della Lombardia Delia Campanelli, regione con le scuole tra le migliori d’Italia secondo l’Invalsi ma che ha poco più di un centinaio di lodi contro le 700 pugliesi e le 400 della Campania. In vista della maturità ha fatto un appello ai professori a non essere troppo severi e a dare anche i dieci: «Dobbiamo arrivare all’uniformità dei voti. Ma intanto agli studenti che meritano il dieci sia dato il dieci in tutte le classi e in tutte le scuole del Paese». Ne sanno qualcosa i ragazzi che vogliono tentare l’ammissione alle università anglosassoni, che non affidano l’ammissione come quelle americane a test esterni ma considerano il curriculum dei ragazzi: «Provate, se ci riuscite - insiste la preside Ugolini -, a spiegare che l’8 per noi è quasi un dieci ad un rettore di una Università inglese». 

Sono consapevole che i problemi della scuola sono ben altri, ma per gli studenti, che della scuola fanno parte, la questione "valutazione" è tutt'altro che irrilevante. Soprattutto è importante quando si confrontano i risultati non fra studenti della stessa classe (confronto sterile) ma fra studenti di scuole diverse, cosa che succede ovviamente in fase di ammissione all'università o di assegnazione di borse di studio.