16 marzo 2020

Il punto di non ritorno

Il punto di non ritorno è quando, dopo, ti accorgi di aver detto che il film "lasta" un'ora e tre quarti, che qualcuno "ringa" alla porta e che, you know, mia figlia "applicherà" per chimica.
Eh già...

14 marzo 2020

Civiltà



Loro hanno supermercati vuoti: oggi mancavano pasta, farina, riso, carta igienica, fazzoletti di carta, latte a lunga conservazione, amuchina, candeggina e disinfettanti per le superfici domestiche e per il bucato, i nostri supermercati hanno tutto ciò che serve.
Noi cantiamo sul balcone, loro prevedono molti decessi fra le persone care.
Noi facciamo tutto il possibile per salvare il maggior numero possibile di persone, indipendentemente dall'età e dalla convenienza economica, loro ritardano la chiusura delle scuole perchè ogni mese di fermo causa una contrazione del pil del 3%.
Il loro Paese è ricco ma la loro gente è povera, di una povertà che fa tristezza: bambini ai quali viene offerta la colazione gratis a scuola, ragazzi con le ginocchia storte, scolari con pantaloni troppo corti, uniformi lise e scarpe sporche. Noi avremo un rapporto deficit/pil drammatico ma abbiamo dignità.
Loro hanno la regina, Ascot e il tè delle 5, ma hanno anche il tasso di sopravvivenza al cancro e  un'aspettativa di vita più bassi del mondo occidentale, un tasso di alcolismo precoce drammatico e una incidenza di gravidanze fra le adolescenti che a noi fanno orrore. Stockport, una città di 150.000 abitanti, ha in un anno un numero di omicidi che è 7 volte quello di Milano, che è quasi 10 volte più grande.

Loro hanno numeri e statistiche, noi abbiamo cuore e cervello.

Mai come in questi giorni ho sentito nostalgia di casa.

11 marzo 2020

giochi di potere



Insegno come volontaria per un'associazione che si chiama, facciamo, "Bimbi Parliamo Italiano".
La BPI è costituita come associazione, secondo il diritto britannico. Ha un presidente, un tesoriere e un segretario; chiamiamoli Simona, Valentino e Samantha. Ci sono anche le maestre, 4, tutte volontarie. Conta inoltre una 50ina di bambini di età compresa fra 1 e 12 anni, con relativi genitori.
La BPI organizza un incontro al mese della durata di un paio d'ore: i piccoli giocano, i medi imparano canzoncine, mentre i grandi fanno un'oretta di lezione prima della merenda.
Riuscite a immaginare il peso economico e politico di questa cosa? Io sì: zero.
Nonostante la sua assoluta mancanza di importanza, alcune delle persone starnazzano come galline per spartirsi il microbico e inutile potere che deriva dall'essere titolari di una delle cariche. Perciò sono stata informata oggi di un incontro "a porte chiuse" tenuto da presidente, tesoriere e segretario su richiesta di questi ultimi due, incontro durante il quale sarebbero state sollevate obiezioni in merito al comportamento di alcune delle maestre che sarebbero state aggressive e irrispettose della "catena di comando" (sic) essendosi lamentate con il segretario per via freddo in un'occasione e in un'altra a causa della presenza di una bambina di 4 anni nel gruppo dei 5-6enni. Nel corso di questo incontro, il presidente, invece di dire alle due galline starnazzanti che di tali supposti problemi non intende occuparsi, ha detto "ghe pensi mi" e, congedate le postulanti, ha preso il telefono per redarguire la maestra che funge da "direttrice della didattica" (e che nulla c'entra con le lamentele) circa il fatto che "l'associazione non può rimanere senza segretario/tesoriere".

Lettura 1. Due delle maestre ritengono che questa manfrina sia una scusa per indurci ad andarcene, lasciando così campo libero alle galline di scegliersi le maestre che vogliono e indurle a rispettare la "catena di comando" alla quale, evidentemente, tanto tengono.

Lettura 2. Samantha o Valentino o tutti e due hanno grossi problemi personali e, come uno che sull'orlo di un divorzio rovinoso si lamenta del buco nel calzino, sfogano la loro frustrazione sulla BPI.

Lettura 3. Che sia vera la lettura 1 o la 3 o nessuna delle due, ma vi pare che io debba venire fino a Manchester per sopportare beghe in stile oratorio di paese, roba che neppure i dodicenni fanno???

08 marzo 2020

La colpa al tempo del coronavirus


La mia è una famiglia spezzata: un pezzo al di qua della Manica, un altro al di là delle Alpi.

E' uno stato di cose sempre difficile, a volte doloroso. Non mi sento mai in un posto "mio": qui mi mancano le mie radici, i miei affetti di sempre, le amiche con le quali ho condiviso decenni, i panorami consueti, quelli che scaldano l'anima anche quando annoiano. Là mi manca una casa, le abitudini che, in questi anni, sono diventate quotidiane, le amiche nuove, alcune delle quali mi sono tanto care, i panorami non ancora consueti ma non più nuovi. Mi manca anche il senso di possibilità che ogni novità porta sempre con sè.

Ma è in periodi come questo che lo stato di cose evolve in senso di colpa. 
Venerdì, dopo aver sentito la voce di mio padre al telefono (depressa, tristissima...), sono andata sul sito di Easyjet e ho trovato un volo perfetto: partenza sabato mattina alle 8 e rientro lunedì verso mezzogiorno... mi ha fermata la paura che il Governo decidesse di estendere la zona rossa e che mi venisse impedito di ripartire. Non ho mai buone intuizioni, solitamente vengo travolta dagli eventi e mi sento dire che erano nell'aria. Stavolta non serviva chissà quale intuito, era solo questione di tempo. Certo, posso sempre partire: ho una carta di identità dalla quale risulta una inconfutabile residenza lombarda. 

Arrivo, ma non riparto. Ecco il dilemma: lascio sola la mia mezza famiglia di qui o la mia mezza famiglia di là? Qualunque scelta faccia, lascio mezza famiglia...

30 gennaio 2020

L'amore quando è autunno

Ovvero quando non dobbiamo più essere felici "per forza",
quindi possiamo essere felici "per davvero".


PS: Scusate (o meglio, scusa, tanto mi leggi solo tu...) la pessima qualità del video ma è l'unico che sono riuscita a condividere da YouTube. Evidentemente le mie competenze tecniche lasciano molto a desiderare

23 gennaio 2020

Scolliniamo

Io amo la luce.
Ho bisogno di luce come dell'acqua fresca quando fa caldo, come del gorgogliare dell'acqua nei pluviali quando sgela, come del crepitare delle fiamme nella stufa quando a Ponte nevica.
Quando, a Settembre, ricomincia la routine invernale fatta di sveglie prima dell'alba, scuola, ufficio, lezioni... quello che mi infastidisce non è tanto la routine tout court, quanto la certezza che, entro poche settimane, il mondo sarà buio. Qui, dove in inverno il sole sorge alle 8 e tramonta alle 4, la mancanza di luce è un problema serio: i ragazzi tornano da scuola accendendo le torce del telefono!
Ma poi arrivano le vacanze di Natale, e con loro le consuete due settimane in Italia. Iniziano attorno al solstizio d'inverno e, al nostro rientro... sorpresa! L'allungamento delle giornate è sensibile, bastano due settimane perchè, dalla nostra partenza al rientro, il miracolo si compia: non più torce al rientro da scuola, questo regalo di luce porta quel briciolo di tepore che invoglia a spuntare i primi piccolissimi germogli e il sogno di giornate tiepide e lunghe si fa promessa.

15 gennaio 2020

Dilemmi

Recentemente mio figlio ha raggiunto un bel traguardo per il quale ha lavorato sodo per anni: se l'è meritato!
Ovviamente, ho immediatamente informato i miei genitori, che stavano aspettando la risposta. Altrettanto ovviamente l'ho detto alle persone che in un modo o nell'altro l'hanno aiutato (nessuno fa niente da solo). L'ho poi comunicato, con dovizia di particolari ;-), alle persone che mi avevano chiesto di essere tenute al corrente: un paio di amiche, un paio di cugine... E fin qui (quasi) tutto normale.
Ma da qui in poi arrivano i problemi: cosa fare con le persone che conoscevano la strada intrapresa da Tommy ma non avevano chiesto niente, neppure per cortesia? Quelle persone che, se glielo dico, si infastidiscono ma se non lo faccio poi "l'hai detto a tizio che l'ha detto a me e io non lo sapevo e ho fatto la figura di chi viene tenuto all'oscuro eccetera eccetera..."?
E non sto parlando di estranei, parlo ad esempio di mio fratello, nella famiglia del quale c'è chi fa costantemente confronti considerando però solo quello che pare a loro e non il quadro generale.
E' una bella notizia che mi fa piacere condividere, ma so che alcuni pensano che questo sia equivalente a vantarsi, come se il senso fosse "lui ce l'ha fatta e tu no, cicca cicca...", come se alla notizia dell'ammissione all'università della figlia della mia amica un anno prima della maturità io avessi reagito con invidia anzichè con gioia sincera... ma si può essere così meschini?
Anni fa raccontavo del colloquio col professore di matematica di mia figlia, colloquio ridicolo in certe esagerate espressioni di stima. Il commento del mio interlocutore è stato lapidario e glaciale: sì, abbiamo capito che tua figlia è un genio. E pensare che io stavo ridendo del prof! Come classificare certe reazioni? Fastidio? Invidia? "Che palle questa parla solo della scuola"? Non so darmi una risposta, certo che ha fatto male e per un po' ho smesso di condividere belle notizie. Non avendo notizie brutte (ringraziando il cielo!), ho smesso di condividere tout court. Ma, così facendo, i legami si allentano: già vivo lontana, sembra proprio di voler tagliare i ponti.
Insomma, apparentemente non c'è una strada sicura: non dir niente a nessuno ha conseguenze, dirlo ne ha altre, dirlo a qualcuno sì e ad altri no ne ha altre ancora...
Avete una ricetta?