La società che non viene illuminata dai pensatori, finisce ingannata dai ciarlatani - de Condorcet
19 giugno 2014
Tenerezza
La ex tata dei miei bambini è diventata nonna per la prima volta un annetto fa di una splendida bambina: Emma.
Ieri è venuta a trovarci, purtroppo però Emma era malata, perciò la mia fantastica tata ha estratto dalla sua magica borsa il tacquino e ha pianificato il prossimo incontro, incrociando vacanze (nostre, loro e di Emma) e appuntamenti. Alla fina abbiamo trovato La Data (la maiuscola è d'obbligo, vista la fatica e lo sforzo organizzativo!).
"Ottimo" ha commentato la tata, "così potrò portare Matilde!"
"Emma", l'ho corretta io, "Matilde è mia, tu porterai Emma!"
"Oh mamma, certo: io porterò Emma... sapessi quante volte la chiamo Matilde!"
Ecco, non poteva dichiarare in modo più chiaro l'affetto profondo che la lega ai miei bambini!
17 giugno 2014
Aggiornamento 2: burocrazia
Ieri ho passato un'oretta interessante all'ASL per comunicare che fra non molto sarà un simpatico medico gallico a prendersi cura delle bronchitine della mia bambina.
Perchè un'oretta? Perchè per comunicare lo spostamento di UNA famiglia di 4 persone, l'impiegato dagli occhi cerulei e dal sorriso gentile ha dovuto compilare QUATTRO moduli, richiamando ogni volta tutti i dati del trasferimento che, ovviamente, non potevano essere copiati... Ma tant'è!
Mentre Mr Smile copiava per 4 volte il codice fiscale di mio marito e l'indirizzo di destinazione, allo sportello accanto si sono sedute, nell'ordine:
1) una ragazza rumena che accompagnava altre 3 ragazze rumene che non parlavano italiano in quanto appena arrivate;
2) una signora penso coreana o giù di lì che doveva presentare una pratica per conto di una cognata della quale non aveva documenti;
3) una signora italiana che doveva trasferire una mamma novantenne disabile, alla quale hanno detto di presentarsi con la mamma novantenne disabile (ma la coreana non aveva sbrigato una pratica per la cognata e assente e della quale non aveva i documenti?)
4) una quarta signora straniera, forse rumena anche lei, alla quale l'impiegata ha chiesto di compilare un modulo. Ora, non mi pare così strano che una straniera che parla male l'italiano abbia difficoltà a compilare un modulo, tanto è vero che ad un certo punto ha chiesto:
"mi scusi, residenza si scrive con la S o con la Z?"
al che l'impiegata "residenza si scrive con la R!"
Perchè un'oretta? Perchè per comunicare lo spostamento di UNA famiglia di 4 persone, l'impiegato dagli occhi cerulei e dal sorriso gentile ha dovuto compilare QUATTRO moduli, richiamando ogni volta tutti i dati del trasferimento che, ovviamente, non potevano essere copiati... Ma tant'è!
Mentre Mr Smile copiava per 4 volte il codice fiscale di mio marito e l'indirizzo di destinazione, allo sportello accanto si sono sedute, nell'ordine:
1) una ragazza rumena che accompagnava altre 3 ragazze rumene che non parlavano italiano in quanto appena arrivate;
2) una signora penso coreana o giù di lì che doveva presentare una pratica per conto di una cognata della quale non aveva documenti;
3) una signora italiana che doveva trasferire una mamma novantenne disabile, alla quale hanno detto di presentarsi con la mamma novantenne disabile (ma la coreana non aveva sbrigato una pratica per la cognata e assente e della quale non aveva i documenti?)
4) una quarta signora straniera, forse rumena anche lei, alla quale l'impiegata ha chiesto di compilare un modulo. Ora, non mi pare così strano che una straniera che parla male l'italiano abbia difficoltà a compilare un modulo, tanto è vero che ad un certo punto ha chiesto:
"mi scusi, residenza si scrive con la S o con la Z?"
al che l'impiegata "residenza si scrive con la R!"
14 giugno 2014
Aggiornamento 1: preparativi
La forma sarà, scadente, molto scadente ma per oggi va così: fa caldo, tanto, e io non lo sopporto come sa bene chi mi frequenta da un po'. Però, siccome ogni promessa è debito e ho promesso frequenti aggiornamenti, allora aggiorno.
E comincio con un paio di domande:
1) ma perchè i giapponesi/coreani/cinesi devono essere sempre così strani? A Lucerna (l'insalata più cara della mia esistenza nonchè una mezza minerale che doveva essere Dom Perignon) una ragazzina davvero carina gironzolava tutta sorridente con una PROLUNGA DA SELFIE! Noi, che allunghiamo il braccio rischiando una lussazione ad ogni foto, siamo giurassici in confronto!!!
2) all'andata, riva dx del Reno e quindi su suolo germanico, ascoltavamo Radio NMR (non mi ricordo) in francese; al ritorno, riva sx del Reno pertanto suolo francese, la suddetta Radio NMR non si prendeva più, al suo posto arrivava distinto il segnale di Radio CNS (che ne so...) in lingua tedesca. Ce ne faremo una ragione.
Abbiamo organizzato questa tre-giorni a Strasburgo per verificare le dotazioni degli appartamenti (in realtà il mio solerte consorte, dopo aver scelto gli appartamenti da solo, temeva il mio giudizio...) e fare quattro chiacchiere con il proprietario del primo e l'attuale inquilina del secondo.
Il mio solerte consorte aveva dimenticato di comunicare al proprietario del primo (architetto tabagista e un tantino bohemien) che noi abbiamo DUE figli e che pertanto ci occorrono DUE letti, ma sai com'è: dettagli...
L'attuale inquilina invece, un'americana tutta sorrisi e pancia da gravidanza a termine, è letteralmente innamorata della Francia, di Strasburgo e del suo appartamento. Lei, arrivando direttamente da casa sua, si è dovuta fidare delle foto viste in rete, foto davvero invitanti. Ha fatto una scommessa, mi ha raccontato, e l'ha vinta! Spero di condividere il suo entusiasmo, per il momendo condivido il giudizio sulla casa: bella, luminosa e frasca, non grandissima ma decisamente accogliente.
La scoperta più inaspettata è stata però la prof di italiano che i ragazzi avranno l'anno prossimo.
Si è presentata puntualissima e ci è subito sembrata "accogliente". Poi però ha cercato di fare la burbera: la scuola è dura, i ritmi sono serrati, l'esame di ammissione è un esame vero e non una formalità come pensano tutti... Ma non ce l'ha fatta, non ha resistito: immediatamente ha tirato fuori il suo lato materno e ha cominciato a "calcolare": dunque la piccola andrà in 6ème quindi sarà in classe con quel bel gruppetto di bambine che arrivano dall'elementare, dovrò trovare il modo per introdurla bene... tutto a mezza voce, come se stesse ragionando ad alta voce. Ci ha raccontato anche delle sue difficoltà all'arrivo, lei sarda della Maddalena è arrivata a Strasburgo sotto una nevicata fuori stagione... Povera, non dev'essere stato facile!
Siamo anche riusciti a fare domanda di iscrizione all'AIRE: una telefonata fatta più per caso, per far passare un quarto d'ora di vuoto fra i vari appuntamenti del pomeriggio, convinta che avremmo parlato con un risponditore automantico. E invece no: l'impiegata dall'altro capo del filo (seee... vabbè, il filo!!!) non vedeva l'ora di aiutarci e quando le abbiamo detto che saremmo potuti andare di persona l'indomani mattina, non le è parso vero. Forse devono raggiungere degli obiettivi come i venditori, per scongiurare la mannaia della spending review!
Mi rendo conto che questa non è Strasburgo, abbiamo solo mosso i primi passi sulla strada che ci porterà là: ormai manca davvero poco!
05 giugno 2014
Pronti?... Via!
Yeppaaa.... aspetto da anni questa occasione e oraaaa... si parte!!!
Certo, mi fido ciecamente del mio solerte consorte che ha scelto tutto da solo gli appartamenti ma si sa: lui è un vero scassa OO (opsss, excusez-moi) perciò se va bene a lui andrà bene anche a me.
Mi fido ciecamente anche della scuola perchè, avendo chiesto di farla visitare ai bambini, mi è stato risposto che potranno visitarla a settembre (cioè DOPO l'inizio dell'anno scolastico!) e, avendo chiesto un appuntamento col preside, mi è stato risposto (dopo una settimana) che il preside è mooolto impegnato avendo già tanti appuntamenti.
Ma si sa: la scuola francese sarà perfetta... e quando mai qualcosa di francese è meno che perfetto?
Ora, non è che io non mi fidi o che voglia e pretenda di giudicare tutto e di scegliere tutto e di mettere il naso dappertutto, è solo che ho una voglia matta che tutto cominci sul serio e da qui guardo le cose cominciare come se tutto stesse accadendo in tv.
Ora lo so che qualcuno (qualcunA) mi dirà che avrei potuto andare a vedere gli appartamenti di mia iniziativa e che potrei organizzare un sit in davanti alla scuola fino ad ottenere il tanto sospirato appuntamento col preside, ma davvero non è stato possibile.
Quanto al sit in, beh, a questo sto seriamente pensando!
Terrò aggiornato chi vorrà seguirmi in questa avventura ;-)
26 maggio 2014
Ricominciamo dalle piccole cose
Penso a questo post da diverso tempo ma, complice lo tsunami degli impegni di maggio e l'intrinseca banalità di ciò che vorrei dire, sta lì senza andare nè avanti nè indietro.
Allora ho deciso di scriverlo così come mi viene, banale e forse qualunquista: prendetelo per quello che è.
Prendo spunto da una serie di post sul mondo della scuola letti qua e là. Per la maggior parte criticano le prove invalsi nel merito e nel metodo, ma a prescindere dall'invalsi, ciò che mi pare venga davvero criticata è la scuola così com'è diventata in seguito ad una serie di scellerate riforme, ognuna preoccupata più di distruggere il lavoro fatto da altri che di costruire qualcosa di adeguato al nostro mondo.
A questo punto mi domando se davvero i bambini abbiano bisogno di una scuola piena di effetti speciali, di laboratori di ricamo-informatica-acrobatic dance e non abbiano invece il diritto di avere a loro disposizione una scuola semplice, che semplicemente insegni l'ortografia e la punteggiatura, un po' di utile inglese parlato, la matematica intesa come capacità di "far di conto" lasciando perdere astrusi metodi che, sì, sono bellissimi e funzionano benissimo... col 3% dei bambini e solo se insegnati dall'1% delle maestre.
Ma oltre alla scuola, a mio parere, occorre ripensare l'educazione in senso lato. Ad esempio ricominciando ad insegnare ai ragazzi che agli adulti si dà del lei in segno di rispetto, che una gentile fanciulla dall'aspetto elegante diventa mostruosa se butta per terra una gomma masticata, che il ragazzino immigrato si integra meglio e prima se impara a buttare in un cestino e non sul marciapiede la buccia della sua arancia, che il gentiluomo ben vestito e ancor meglio calzato diventa un inguardabile cafone se butta per terra un mozzicone di sigaretta. Mi piacerebbe vedere un vigile urbano multare le auto che al belfagor girano a sinistra in via Nino Dall'oro e un altro multare l'orda di adolescenti che, forti dell'effetto-gruppo, attraversano col rosso alla rotonda di viale Europa: non è giustizialismo, è l'unico modo per insegnare che l'educazione ha un peso e un valore sociale e che se ognuno tenesse pulito il suo metroquadro di marciapiede la città brillerebbe come uno specchio... ma questa non è farina del mio sacco.
Non penso che la società di cinquant'anni fa fosse migliore, l'attuale però è complicata e il "relativismo educativo" (ossignur...) sicuramente non aiuta a gestire questo livello di complessità.
Mi piacerebbe leggere opinioni...
Allora ho deciso di scriverlo così come mi viene, banale e forse qualunquista: prendetelo per quello che è.
Prendo spunto da una serie di post sul mondo della scuola letti qua e là. Per la maggior parte criticano le prove invalsi nel merito e nel metodo, ma a prescindere dall'invalsi, ciò che mi pare venga davvero criticata è la scuola così com'è diventata in seguito ad una serie di scellerate riforme, ognuna preoccupata più di distruggere il lavoro fatto da altri che di costruire qualcosa di adeguato al nostro mondo.
A questo punto mi domando se davvero i bambini abbiano bisogno di una scuola piena di effetti speciali, di laboratori di ricamo-informatica-acrobatic dance e non abbiano invece il diritto di avere a loro disposizione una scuola semplice, che semplicemente insegni l'ortografia e la punteggiatura, un po' di utile inglese parlato, la matematica intesa come capacità di "far di conto" lasciando perdere astrusi metodi che, sì, sono bellissimi e funzionano benissimo... col 3% dei bambini e solo se insegnati dall'1% delle maestre.
Ma oltre alla scuola, a mio parere, occorre ripensare l'educazione in senso lato. Ad esempio ricominciando ad insegnare ai ragazzi che agli adulti si dà del lei in segno di rispetto, che una gentile fanciulla dall'aspetto elegante diventa mostruosa se butta per terra una gomma masticata, che il ragazzino immigrato si integra meglio e prima se impara a buttare in un cestino e non sul marciapiede la buccia della sua arancia, che il gentiluomo ben vestito e ancor meglio calzato diventa un inguardabile cafone se butta per terra un mozzicone di sigaretta. Mi piacerebbe vedere un vigile urbano multare le auto che al belfagor girano a sinistra in via Nino Dall'oro e un altro multare l'orda di adolescenti che, forti dell'effetto-gruppo, attraversano col rosso alla rotonda di viale Europa: non è giustizialismo, è l'unico modo per insegnare che l'educazione ha un peso e un valore sociale e che se ognuno tenesse pulito il suo metroquadro di marciapiede la città brillerebbe come uno specchio... ma questa non è farina del mio sacco.
Non penso che la società di cinquant'anni fa fosse migliore, l'attuale però è complicata e il "relativismo educativo" (ossignur...) sicuramente non aiuta a gestire questo livello di complessità.
Mi piacerebbe leggere opinioni...
05 maggio 2014
Guerra fra poveri
Premessa
Da parecchi mesi al semaforo di Piazza medaglie d'oro (meglio nota fra i miei concittadini come "Belfagor") staziona un vecchio mendicante, un personaggio sgradevole, dotato di stampella di ordinanza e di un vistoso bottone alla gola che non si capisce bene cosa sia: un aggeggio farlocco incollato col vinavil o una vera protesi? Mah... fatto sta che tale personaggio, dall'aspetto simile ad un povero babbo natale, se non riceve la monetina che ritiene di sua spettanza non esita a mostrare il suo dito medio
Antefatto
Stamattina verso le 9:30 la mia amica Chiara ed io abbiamo notato un gruppetto di persone sedute sul marciapiede al semaforo di via Biancardi: una zingara (si può dire o non è politically correct?), un ragazzo dotato di tiracqua e spruzzino e un altro paio di persone che non saprei descrivere.
Fatto
Sempra stamattina, poco più tardi, passo nuovamente dalla piazza di cui sopra e vedo il vecchio mendicante a sinistra del semaforo e il giovane lavavetri a destra...
Prevedo battaglia:(
PS: ho cercato immagini per illustrare questo post ma poi ho deciso di non metterne...
02 aprile 2014
Dodici anni
Dovrei, forse, scrivere qualcosa per celebrare il dodicesimo compleanno del mio T.
E invece no. (Mamma perfida!!!)
Scriverò invece due righe per celebrare il "nostro" dodicesimo compleanno: mio e della mia amica M. conosciuta appunto il 2 aprile del 2002 attorno all'una di notte in una stanzetta all'ospedale della nostra città. Io avevo il letto numero 19, lei il 20 o forse il 18... chi se lo riocorda?
Per me era il primo parto e per lei il secondo, ma dal suo primo erano passati già 9 anni e forse era più emozionata di me.
Mi ha aiutata tanto: io, neomamma imbranata e dolorante, con quell'esserino sconosciuto e affamato fra le braccia non sapevo davvero cosa fare. Lei, dolcissima e più esperta, capace di dare una mano così, senza parere. Abbiamo cambiato pannolini, allattato, svezzato insieme i nostri piccoli. Lei ha seguito da vicino la mia seconda gravidanza e ha rimandato la partenza per le vacanze per essere presente alla nascita della mia piccola: la sua è stata la prima bambolina di mia figlia, il suo uno dei primi sorrisi che ho visto rientrando in camera.
E così, senza parere, da dodici anni ci frequentiamo: i nostri marmocchi nel frattempo sono cresciuti (il suo più del mio, molto di più: dimostra 16 anni, altro che 12, col suo 43 di piede e i suoi 167 cm di altezza!!), si vedono tutti i giorni a scuola da così tanti anni che credo non possano immaginare una vita senza. Così come io, credo, non posso ormai immaginare una vita senza.
E invece no. (Mamma perfida!!!)
Scriverò invece due righe per celebrare il "nostro" dodicesimo compleanno: mio e della mia amica M. conosciuta appunto il 2 aprile del 2002 attorno all'una di notte in una stanzetta all'ospedale della nostra città. Io avevo il letto numero 19, lei il 20 o forse il 18... chi se lo riocorda?
Per me era il primo parto e per lei il secondo, ma dal suo primo erano passati già 9 anni e forse era più emozionata di me.
Mi ha aiutata tanto: io, neomamma imbranata e dolorante, con quell'esserino sconosciuto e affamato fra le braccia non sapevo davvero cosa fare. Lei, dolcissima e più esperta, capace di dare una mano così, senza parere. Abbiamo cambiato pannolini, allattato, svezzato insieme i nostri piccoli. Lei ha seguito da vicino la mia seconda gravidanza e ha rimandato la partenza per le vacanze per essere presente alla nascita della mia piccola: la sua è stata la prima bambolina di mia figlia, il suo uno dei primi sorrisi che ho visto rientrando in camera.
E così, senza parere, da dodici anni ci frequentiamo: i nostri marmocchi nel frattempo sono cresciuti (il suo più del mio, molto di più: dimostra 16 anni, altro che 12, col suo 43 di piede e i suoi 167 cm di altezza!!), si vedono tutti i giorni a scuola da così tanti anni che credo non possano immaginare una vita senza. Così come io, credo, non posso ormai immaginare una vita senza.
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