23 giugno 2015

Una piccola aggiunta

Ieri verso mezzogiorno ho spedito per lettera "suivie" la disdetta del contratto del mio cellulare.

Oggi alle 14:37 il mio operatore telefonico mi ha comunicato via sms la data di cessazione del contratto.

Questo significa due cose, anzi tre:
1) dal primo luglio non avrò più un numero francese
2) le poste francesi funzionano molto bene
3) gli operatori telefonici fanno quello che promettono

...


Abbiate pazienza, poi mi passa.

Un post di piccole cose - parafrasando Chiara



Ultimo giorno di scuola, bagagli in corso... ora che non ho ancora ricominciato a respirare l'aria di casa cosa sento che mi resterà di quest'anno strasburghese?

Sicuramente la lotta contro la polvere! Ridete, ridete pure, ma io non ho mai visto tanta polvere in una casa, mai nella mia vita!

Poi le bici: qui tutti usano le biciclette per spostarsi, con qualunque tempo, con qualunque esigenza di trasporto. Si vedono signore eleganti andare in ufficio sotto una mantella impermeabile, ragazze con tacchi altissimi uscire la sera, mamme e papà con bambini al seguito, magari due nella carrozzella agganciata alla bici (davanti o dietro, esistono modelli per ogni gusto!) uno sulla sua bici agganciata al telaio di quella davanti e uno che slalomeggia fra i passanti, incurante degli schizzi che solleva... Ci sono le bici delle biblioteche utilizzate per trasportare libri nei parchi, bici per il trasporto di hot dog caldi o bibite fresche, bici per i gelati o bici dotate di carretto per il trasporto della frutta, con tanto di tendalino parasole! 

Il jogging mattutino con la mia amica Nicoletta. E la sua commozione durante l'ultima corsa, qualche giorno fa.

Le amiche di mia figlia: l'hanno fatta sentire a casa, con semplicità e naturalezza e di questo sarò sempre grata.

Il pane fresco la domenica mattina. E già che ci sono le colazioni delle domeniche: io un croissant aux amandes, mio figlio uno chausson aux pommes, mia figlia un pain au chocolat e mio marito una croix à la cannelle. Tutto appena sfornato. Ho promesso ai bambini che giovedì faremo colazione in pasticceria: un dolce addio a questa incredibile città!

Il clima. Abbiamo avuto giornate calde ma poche e solo di giorno... mai patito il caldo di notte. In inverno fa buio molto presto ma la città non è mai triste o mogia, non c'è nebbia e questo significa che se non piove c'è il sole. Non si può dire lo stesso di casa.

La sensazione di sicurezza. I bambini possono andare in giro da soli, i piccoli strasburghesi cominciano presto, alcuni già in terza elementare, ad andare a scuola in piccoli gruppi. Alle dieci di sera il centro è ancora vivo, uscire da teatro e rientrare a casa non fa paura. Certo parlo del centro, non ho la più pallida idea di come siano le periferie!

I parchi: tanti, curati, frequentati tutto l'anno e fino a tardi. C'è chi corre (qui corrono tutti), chi fa picnic, chi porta i bambini a giocare, chi legge, che scatta foto, chi fa sport

Gli italiani. In Italia sono spesso sfuggenti, diffidenti, frettolosi e chiusi. Qui ho trovato persone accoglienti, disponibili, simpatiche. E non solo gli espatriati di breve durata, che magari hanno la necessità di fare gruppo per non sentirsi completamente persi. Anche i residenti, persone che lavorano qui in via definitiva: loro, magari per motivi diversi, sentono forse il bisogno di ricordare la loro identità. Molto interessante osservare come la lontananza da casa ci renda quasi parenti ;-) Una bella scoperta!

Vedremo, fra qualche settimana, se dovrò aggiungere qualcosa alla lista. O magari togliere :-)


18 giugno 2015

Ma si può ancora parlare delLA SCUOLA ITALIANA?


Vi incollo un paio di grafici così per semplicità




Tratti da qui

15 giugno 2015

Democrazia e diritti sociali



Oggi a nessun socialista e a nessun comunista sensato verrebbe in mente di sostenere che i diritti di libertà siano necessariamente strumenti giuridici di privilegio borghese. Anche le masse lavoratrici hanno compreso (...) che la giustizia sociale non è pensabile se non in funzione della libertà individuale: e sono sorti così quei movimenti politici che, invece di accentuare l'antagonismo tra l'idea liberale e l'idea socialista, hanno messo in evidenza che una democrazia vitale può attuarsi soltanto nella misura in cui la giustizia sociale (...) sia concepita come premessa necessaria e come graduale arricchimento della libertà individuale.(...) (E) se vera democrazia può aversi soltanto là dove ogni cittadino sia in grado di esplicar senza ostacoli la sua personalità per poter in questo modo contribuire attivamente alla vita della comunità, non basta assicurargli teoricamente le libertà politiche, ma bisogna metterlo in condizione di potersene praticamente servire. E siccome una assai facile esperienza dimostra che il bisogno economico toglie al povero la possibilità pratica di valersi delle libertà politiche e della proclamata uguaglianza giuridica, ne viene di conseguenza che di vera libertà politica potrà parlarsi solo in un ordinamento in cui essa sia accompagnata per tutti dalla garanzia di quel minimo benessere economico (...) Ogni uomo che non si sottrae alla legge del lavoro deve godere del minimo di risorse necessarie per far vivere, a lui e alla sua famiglia, la vita degna di un uomo.
Articolo pubblicato su "Il ponte", agosto 1945
Tratto da Pietro Calamandrei - Lo stato siamo noi - Instant book Chiarelettere - Milano 2011 (pag 47 - 50)

In estrema sintesi: senza un lavoro dignitoso non esiste libertà e senza libertà non esiste democrazia.

La situazione in Italia non sembra molto migliorata in questi ultimi 70 anni...

13 giugno 2015

Produzione scritta

Una volta si chiamavano temi, ma la sostanza non cambia.
Nel corso di francese, nella classe di mio figlio hanno dovuto descrivere la loro scuola ideale. Lui ha "sognato" una scuola nella quale i bulli vengono sanzionati, le lezioni durano fino all'ultimo giorno (qui le ultime 2 settimane sono di mezza vacanza), in mensa nessuno lascia il tavolo sporco e in cortile i più grandi lasciano in pace i piccoli.
Nella classe di mia figlia invece hanno dovuto commentare la notizia di un preside che ha rimandato a casa una studentessa perché troppo succintamente vestita, ragionando di libertà e regole. Mia figlia ha dato ragione al preside perché, ha sostenuto, la scuola non è una passerella e un abbigliamento adeguato è preferibile.
Leggo nei loro testi il desiderio di un mondo ordinato, nel quale le regole esistono e vengono fatte rispettare.

Come posso spiegare loro che in Italia (e non solo) non va proprio così?

12 giugno 2015

Due settimane

Undici mesi fa dicevo questo , oggi, a meno due settimane dalla partenza, lo rileggo e mi ci riconosco: sono ancora in scadenza come uno yogurt!
Fra due settimane esatte sarò in auto, sulla via del ritorno.
L'anno scorso non vedevo l'ora di partire, ora non vedo l'ora di tornare.

Non sarà che, semplicemente, mi piacciono i cambiamenti?