01 giugno 2011

Marco è morto

Era un omone grande e grosso, mi superava di tutta la testa; aveva mani grandi come badili, le stesse mani di nostro nonno, la sua stessa bontà silenziosa, la sua stessa laboriosità umile, quotidiana.
Marco era disperato e nessuno di noi se n'è mai accorto, troppo convinti che, tanto, grande grosso e laborioso com'era se la sarebbe comunque cavata, forse sotto sotto convinti che un uomo così "orso" non potesse subire il "male di vivere": occorre essere degli esteti raffinati per potersi disperare, stupidi ottusi egocentrici imbecilli che siamo stati.

Marco non si è laureato come sua sorella, non è stato neppure capace di diplomarsi ragioniere, Marco non è stato capace di scegliersi una donna capace di volergli bene, Marco non era capace di gestire in autonomia il suo bar, Marco senza l'aiuto quotidiano di sua mamma non sarebbe stato capace di muovere un passo, questo è quello che gli hanno sempre fatto credere: può una persona crescere e vivere ogni giorno circondato da una famiglia affettuosa e presente ma che gli ha trasmesso questo messaggio tutti i giorni della sua vita? Evidentemente Marco ad un certo punto ha deciso che no, nessuno può farcela, neppure un omone grande e grosso come lui.

Lascia un bambino di quasi 9 anni, l'età di mio figlio, lascia due genitori anziani e disperati, lascia una dozzina di cugini increduli e colpevoli: ci siamo sempre stati per una pizza e una birra, mai per una chiacchierata... senso di colpa inutile.

8 commenti:

  1. senso di colpa stra inutile, e non solo perchè ora è tardi
    la vita chiede di essere grandi e grossi dentro, più che fuori; siccome però non fornisce a tutti in egual misura gli stessi strumenti, dobbiamo essere noi a saperli trovare e, se non li troviamo, a chiedere aiuto.
    Marco non ha voluto chiederlo, o forse non ci è riuscito.
    Forse qualcuno avrebbe potuto accorgersene
    Ma forse non sarebbe bastato, vi avrebbe solo alleviato un po' il peso sull'anima

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  2. So che è inutile, forse è anche in qualche modo fuori luogo, avevo solo bisogno di scriverlo.

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  3. Ho conosciuto in passato una persona che non è mai riuscita a perdonare al proprio padre di essersi suicidato. Questa persona (che è deceduta ormai tanti anni fa) ha passato tutta la sua vita a chiedersi come mai suo padre non avesse pensato a lui, ancora bambino.
    Credo che il meccanismo del suicidio sia qualcosa che assomigli a una risonanza, che una volta innescata non la fermi più...

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  4. Sara: e' una delle prime riflessioni che ho fatto

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  5. Il senso di colpa è normale, purtroppo non riporta qui Marco. E probabilmente anche se foste stati presenti in maniera diversa, non lo avreste sollevato dal male di vivere. E' un attimo. A me spiace più di tutto perchè è una morte che non riesce a lasciarti neanche la possibilità di un bel ricordo al quale aggrapparsi per sopravvivere.

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  6. Il bel ricordo di Marco: non è venuto al mio matrimonio perchè doveva lavorare ma, appena chiuso, è corso a casa mia a salutarmi, a stringere la sua mano enorme attorno alla mia, piccina, e a farsi scaldare una pizza perchè non aveva neppure cenato. E rideva all'idea di quel "pranzo di nozze", prezioso perchè cucinato direttamente dalla sposa!!!
    Fra poco ci sarà il funerale: ciao Marco!

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  7. Perché non fondare un'associazione per combattere i suicidi, magari in onore di Marco? Il suicidio, in fondo, è uno dei mali che affliggono la nostra società... C'è troppa gente che si sente così sola, da non riuscire a trovare più un motivo per vivere (oppure si sente così troppo al centro dell'attenzione, da decidere di togliere senso alla vita di chi lo perseguita).

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  8. ma come mai non ci sono i miei commenti né qui né nel blog di april? uff....

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