La società che non viene illuminata dai pensatori, finisce ingannata dai ciarlatani - de Condorcet
13 luglio 2022
Facciamo un po' di matematica
Prendiamoli pure in giro
Ok, ci sta: loro ci chiedono come possiamo sopravvivere al clima inglese e poi, appena arriva un po' di estate vera, proclamano lo stato di emergenza nazionale (qui)
Però, a voler essere onesti, le case inglesi sono così.
12 luglio 2022
Parole
Amo i libri che parlano di libri e, ancor più, i libri che parlano di parole. Mi affascina l'etimologia così come l'evoluzione del loro significato al passare del tempo e al cambiare della società. In particolare mi stupisco ogni volta che scopro una parola intraducibile in italiano: è il segno di quanto un'idea, trascurabile per noi o addirittura inesistente, sia tanto importante per altri da dedicarle una parola tutta sua.
Le più belle?
La parola giapponese Komorebi indica l'effetto della luce del sole quando filtra fra i rami e le foglie, oppure la tedesca Fernweh descrive la nostalgia per un luogo nel quale non siamo mai stati, che non è la voglia di viaggiare, pare essere uno stato emotivo più che un desiderio. La russa Toska indica un'irrequietezza della quale non si comprende l'origine, mentre un'altra giapponese, Tsundoku, descrive l'abitudine di comprare libri senza riuscire a leggerli tutti, per il piacere di accumularli, forse, o nella speranza un giorno di avere tempo. Un atto di fede, se vogliamo!
03 luglio 2022
Il lato positivo
25 giugno 2022
Io sono antiabortista...
10 giugno 2022
09 giugno 2022
Ma come ci conosce bene l'algoritmo!
Talmente bene che stamattina LinkedIn mi propone la lettura di una cosetta, tutta uno sbrodolamento di buone emozioni e ottimismo, sul passaggio da una vita vissuta "nelle scarpe di un altro" (cito...) e quella vera, guidata dalle passioni proprie dell'autore. Il fatto che le scarpe nelle quali suddetto autore (del quale non ricordo il nome, motivo per cui non posso linkare alcunché) ha camminato per decenni siano quelle del padre, convinto che A) l'ingegneria e B) l'imprenditoria siano l'unica strada, aggiunge dettagli interessanti ma non essenziali al mio discorso.
Per chi mi conosce, la mia sensazione di aver vissuto per anni una vita scelta da altri non è certo una novità; vedere però che qualcuno riesce a smarcarsi (a 50 anni, altro dettaglio interessante!) da un destino che sembrava segnato, se da un lato dà speranza, dall'altro invece mi mette di fronte (se mai ce ne fosse ancora bisogno) alle mie responsabilità.
Io avrei solo voluto essere brava. Non "la più brava", mi sarei accontentata di una bravura normale. Ma la bravura richiede impegno e dedizione, se non addirittura passione. E tempo, perché non si diventa bravi per caso né all'improvviso. E qui sta il punto: per anni ho camminato nelle scarpe di un altro, con impegno e dedizione anche se senza un solo briciolo di passione, poi però sono successe cose e quello che avevo mi è scivolato fra le dita (diciamo così, che è meglio). Ho provato un'altra professione, che non mi dispiaceva, ma sono partita prima di fare un'esperienza significativa. Ho riprovato una terza volta, ma non sembra funzionare.
Ho l'esperienza di una ventenne, l'energia di una cinquantenne, un entusiasmo inquinato di pessimismo e una grave forma di timidezza in peggioramento: non una grande combinazione, ammettiamolo.
C'è chi sostiene che ognuno di noi ha un talento, e che un pesce non può essere giudicato dalla sua abilità di arrampicarsi su un albero... io temo di non aver (ancora?) trovato il mio lago.
Sempre che esista.
PS: Il padre nelle scarpe del quale ha camminato lo sconosciuto autore del raccontino postato su LinkedIn è deceduto, ed è stato questo evento (per sua stessa ammissione) la chiave del suo cambiamento. Mio padre, per mia e nostra fortuna, gode di una salute di ferro, e non farei cambio!




